digiti-AMO, la teoria catto-comunista del digitale

La risposta filosofica al problema sociale della solitudine dei digital workers

In queste ultime settimane, alcune notizie hanno destato la nostra attenzione e fatto riflettere sulla condizione di chi, come noi, lavora nel mondo del digitale.

Si tratta, lo sappiate, di personalità estremamente disturbate, incomprese dalla famiglia e dai cari. La flessibilità dei mezzi di comunicazione permette loro di lavorare spesso in casa, in solitudine, di essere eternamente connessi e inesorabilmente disconnessi dal mondo.

Ma cosa sta accadendo ai Digital Workers?

digital workers

Dopo esserci allontanati dal mondo reale e aver vissuto tutte le nuove forme di alienazione, qualcosa sta cambiando.

Una strana teoria catto-comunista dell’era digitale, basata sul ritorno all’amore, sta prendendo forma e muovendo i primi passi, anche se rimangono sconosciute le conseguenze. Ciò che è certo è che i digital addicted, nerd, social media qualcosa etc, stanno tornando nel mondo e stanno dicendo: le persone hanno ancora bisogno delle persone. 

Ecco 3 indizi che abbiamo trovato di questo fenomeno ancora tutto da studiare: la solitudine dei digital workers e la rivoluzione catto-comunista del mondo di internet.

IL VICEPRESIDENTE MOLLA GOOGLE SENZA PREAVVISO: GIRERÀ IL MONDO ZAINO IN SPALLA CON LA MOGLIE

Patrick Pichette, vicepresidente di Google, ha 52 anni. Si è svegliato una mattina a ha fatto un lungo post su Google+ in cui ha annunciato il suo ritiro.

Questa storia inizia lo scorso autunno: una mattina molto presto lo scorso settembre, dopo una notte intera di arrampicata, guardando il sorgere del sole in cima al  Kilimanjaro in Africa. Io e Tamar (mia moglie)  …in una giornata così limpida, abbiamo potuto udire il richiamo di tutte le potenziali avventure che l’Africa poteva offrirci

Sembra la dichiarazione di un freakettone, che sia rimasto un po’ stordito dall’ultimo acido e non di un rappresentante del capitalismo tecnologico e rampante, quello che ha definitivamente cambiato il mondo, le persone e le relazioni sociali in cui viviamo. Ma la verità è che quest’uomo non è un eccentrico, ha solo fatto delle valutazioni su ciò che il lavoro stava togliendo alla sua vita e ha deciso che la bilancia dovesse pendere da un’altra parte, dalla parte dell’amore. La voglia di continuare a conoscere il mondo e passare più tempo con sua moglie, un bisogno irresistibile di vita reale – potremmo definirla –  non filtrata dal mondo digitale, lo hanno invaso.

After nearly 7 years as CFO, I will be retiring from Google to spend more time with my family. First, The kids are gone.  Two are in college, one graduated and in a start-up in Africa. Second, I am completing this summer 25-30 years of nearly non-stop work . Third, this summer, Tamar and I will be celebrating our 25th anniversary. 

In the end, life is wonderful, but nonetheless a series of trade offs, especially between business/professional endeavours and family/community. And thankfully, I feel I’m at a point in my life where I no longer have to have to make such tough choices anymore. And for that I am truly grateful. Carpe Diem.

PIONIERE DEI BLOG AMERICANI LASCIA: “SONO STUFO DELLA VITA DIGITALE E VOGLIO TORNARE ALLA VITA REALE”

Andrew Sullivan ha puntato sulla scrittura digitale 15 anni fa.  Nel 2012 ha fondato The Dish e in soli due anni ha costruito una realtà da un milione di dollari con una crescita del fatturato del 17% rispetto all’anno precedente, 30.000 subscibers, un milione di lettori mensili.  Per noi digital workers, quest’uomo è stato un guru. La parola guru, lo sappiamo, è piuttosto inflazionata in questo mondo sempre più lontano dalla realtà, ma è giusto usarla per chi, come Sullivan, si definiva un blogger in anni in cui dovevi ancora spiegare che le pagine di un sito non vanno necessariamente stampate. Quest’uomo ha contributo realmente alla rivoluzione dei media digitali.

Andrew Sullivan lascia The Dish

Lo scorso 28 gennaio Sullivan ci ha veramente commosso, con un ultimo, straziante post sul blog The Dish . Straziante per tutti noi digital workers che possiamo capire bene le motivazioni della sua sofferta decisione:

I want to let you know I’ve decided to stop blogging in the near future.

Le ragioni del suo addio alla scrittura digitale sono umane, troppo umane. La vita digitale ci sta saturando e ci tiene lontano dal mondo reale, dalle persone, dai sentimenti, dai nostri cari, dalla lentezza del pensiero. Questo è in sintesi ciò che ci ha testimoniato Andrew Sullivan.

I am saturated in digital life and I want to return to the actual world again. I’m a human being before I am a writer; and a writer before I am a blogger, and although it’s been a joy and a privilege to have helped pioneer a genuinely new form of writing, I yearn for other, older forms. I want to read again, slowly, carefully. I want to absorb a difficult book and walk around in my own thoughts with it for a while. I want to have an idea and let it slowly take shape, rather than be instantly blogged. I want to write long essays that can answer more deeply and subtly the many questions that the Dish years have presented to me. I want to write a book.

I want to spend some real time with my parents, while I still have them, with my husband, who is too often a ‘blog-widow’, my sister and brother, my niece and nephews, and rekindle the friendships that I have simply had to let wither because I’m always tied to the blog.

IL PRESIDENTE DI GOOGLE VINT CERF LANCIA L’ALLARME SUL “DESERTO DIGITALE”. SIAMO UN’EPOCA STORICA CHE POTREBBE NON LASCIARE TRACCIA.

“Il mio consiglio è: se ci sono foto a cui davvero tenete, createne delle copie fisiche. Stampatele”

Vint Cerf

Vint Cerf è considerato una guida spirituale del mondo digitale. La sua carica in Google è “Chief Internet Evangelist”, letteralmente Evangelista-Capo di Internet; un modo sciamanico – nerd di annoverarlo tra i padri “costituenti” di internet.

Vint Cerf ci ha lasciato a bocca aperta qualche settimana fa con una dichiarazione allarmistica sul futuro conservativo del nostro patrimonio digitale, rilasciata ad una Conferenza a San Jose. In sintesi ciò che ha detto è che rischiamo di non lasciare traccia della nostra presenza, dal momento che le orme dell’umanità di questa epoca storica sono tutte espresse in bit e, attualmente, non possiamo garantire che saremo in grado di conservare l’enorme quantità di dati che produciamo e archiviamo.

Ma l’allarme è anche e soprattutto emotivo. Quante volte guardiamo nostalgici le nostre fotografie da bambini e, quante volte, perdiamo ricordi importanti, legati alle persone che amiamo, nei backup dei nostri supporti digitali?

Even if we accumulate vast archives of digital content, we may not actually know what it is.

We are nonchalantly throwing all of our data into what could become an information black hole without realising it. We digitise things because we think we will preserve them, but what we don’t understand is that unless we take other steps, those digital versions may not be any better, and may even be worse, than the artefacts that we digitised. If there are photos you really care about, print them out.

Continueremo a seguire questo strano fenomeno di “ritorno all’amore” per voi, ma nel frattempo…perché ci state leggendo?

 

 

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