Il giorno dopo San Lorenzo

Notte di san Lorenzo e stelle cadenti

La notte di San Lorenzo, come i falò sulla spiaggia, le chiare sere d’estate, il mare, i giochi, le fate, le bionde trecce, gli occhi azzurri, è uno dei cliché più suggestivi dell’immaginario italiano. Di più forte, forse, c’è solo la notte prima degli esami.

È qualcosa di inevitabile, le caratteristiche ci sono tutte: le stelle cadenti, i desideri, le sere d’estate, forse un falò in spiaggia, una chitarra e un pianoforte sulla spalla, e magari conosci anche una ragazza con le calzette rosse e la maglietta fina, così stretta al punto che potresti immaginare tutto. Oppure conosci un ragazzo bello, bello e impossibile che ti tocca l’America. Insomma, se non subisci il fascino della notte di San Lorenzo sei proprio una brutta persona.

E così come nei giorni di pioggia le strade si riempiono di lumache, il 10 agosto di ogni anno le spiagge e le campagne di riempiono di astronomi e astrofisici, tutti super espertissimi di stelle, costellazioni, galassie e mitologia astrale. Ed è tutto un susseguirsi di Cassiopee, Grandi e Piccoli Carri, Cigni, Aquiloni, Triangoli Estivi, Cinture di Orione e Bretelle di Stocazzo. E di stelle cadenti che si schiantano al suolo perché non possono competere con la bellezza degli occhi blu di Lisa, anche se senza le trecce la stessa non è più.

Tutto perché la notte di San Lorenzo è un po’ come il capodanno: se non cucchi quel giorno non cucchi più. Ecco perché, tra l’altro, anche il più sfigato tra gli sfigati tira fuori la chitarra e inizia a strimpellare il suo giro di do che, nel bagliore sfuocato delle stelle cadenti, sembra un assolo prog senza pari.

Il 10 agosto è così: puoi fare quello che vuoi tanto avrai sempre la luna e Urano nel Leone e cuccuruccucù Paloma. Ma meglio parlare piano per non far rumore, così potresti essere più interessante.

E visto che poi, alla fine, ti addormenti di sera e ti risvegli col sole, come quasi tutte le perone di questo mondo, però farlo a San Lorenzo è più fiko, il giorno dopo ti ritrovi in coma sul materasso, con i sogni e i desideri che si appiccicano alla bava che ti appiccica la faccia sul cuscino.

Perché è questa la magia della notte di San Lorenzo: lasciarti gustare l’ebrezza del desiderio. Perché, di questi tempi, desiderare di desiderare è già tanta roba.
Se poi ci scappa una cuccata è tutto di guadagnato.

D’altronde per un bacio a labbra salate, un fuoco, quattro risate e magari anche andare a fare l’amore giù al faro val bene la pena di fare i piacioni e le micione con il naso in su alla ricerca di una manciate di stelle cadenti. No?


Mattia Albani

Autore. Digital Content Editor, Scrittore, Sturm und Drang.

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