Il patrimonio culturale italiano perso e mai ritrovato

L’Italia ha un patrimonio storico, artistico e culturale da far uscire gli occhi fuori dalle orbite a buona parte del resto del mondo. È così evidente da essere diventato quasi un luogo comune. Ma mentre noi ci stravacchiamo pensando ad altro, tutto rischia di andare allo sfacelo
Mentre noi giochiamo a fare gli imbecilli, il patrimonio culturale italiano va allo sfacelo

Sì, esatto, ci svacchiamo proprio così…

Spesso ci prendiamo cura del patrimonio culturale italiano con lo stesso atteggiamento da schiaffi con cui ci approcciamo ai luoghi comuni: con scetticismo, fastidio, noncuranza, snobismo e indifferenza. Ma non per cattiveria, sia chiaro: lo facciamo più che altro più per insensibilità, assuefazione e una buona dose di imbecillità.

L’erba del vicino…

Siamo sempre pronti a lodare la bellezza, la storia e la cultura dei paesi esteri «che quelli sì che hanno storia, cultura e tradizioni, non come l’Italia dove tutto fa schifo» (è inutile negarlo: lo abbiamo detto tutti almeno una volta), ma poi conosciamo a malapena il patrimonio archeologico, artistico e culturale di Roma, per dirne una; ma potrei dire Firenze, Siena, Napoli, Pompei, Como, Verona, Mantova, Urbino, L’Aquila, Poggioreale… e si potrebbe andare avanti ancora e ancora. E ancora.

Ci siamo così abituati a vivere in mezzo alla storia, all’arte e alla bellezza che ormai non ce ne accorgiamo neanche più. Succede come con i nonni: non ne apprezziamo la presenza finché non ci sono più. Uguale.

Ci ricordiamo del Colosseo, solo quando alcuni turisti ci incidono sopra i propri nomi; ci ricordiamo della Barcaccia solo quando un gruppo di hooligans olandesi la scambiano per un orinatoio pubblico; ci ricordiamo di Pompei solo quando comincia a cascarcene in testa qualche pezzo…

C’è bisogno di andare avanti?

Per decenni abbiamo abbandonato il patrimonio artistico, storico e culturale dell’Italia, che rappresenta la nostra identità, a una lenta e inesorabile agonia.

Nemo propheta in patria

L’Italia spende poco più dell’1% del bilancio pubblico nella cultura, circa la metà di quanto spendono, in media, tutti i Paesi dell’Unione Europea. In passato, quando si è trattato di fare dei tagli alla spesa pubblica, subito si è guardato ai Beni Culturali. D’altronde, l’Italia è il Paese ad aver avuto un Ministro dell’Economia che disse «con la cultura non si mangia», meglio non investirci sopra.

Con la cultura, invece, ci si mangia eccome. Basti pensare che dal 2001 al 2012, nonostante la crisi, l’unico settore economico che è cresciuto, in Italia, è quello del turismo culturale (in media il 3% l’anno).

Eppure le nostre Soprintendenze continuano

  1. ad avere la puzza sotto il naso e a ostacolare l’ingresso dei privati nel settore e, di conseguenza a scoraggiare ogni forma di imprenditorialità culturale e
  2. a diffondersi modelli di Musei sempre più antichi e statici, pensati, concepiti e realizzati solo come una collezione di oggetti, una bacheca di trofei, senza pensare ai bisogni dei turisti (ma solo loro), sempre più attirati da nuove forme esperienziali e comunicative (penso, ad esempio, alla tecnologia della ‘realtà aumentata’, per creare un nuovo modello di fruizione dei contenuti)…

Non c’è peggior sordo…

L’Italia, insomma, si dimostra essere una vera roccaforte del proprio patrimonio artistico, storico e culturale; ma nel senso negativo del termine. Nel corso dei decenni, infatti, non è stata in grado di aprirsi al nuovo e restare al passo con i tempi che cambiano.

È come se i concetti di ‘globalizzazione’ e ‘digitalizzazione’ non fossero mai esistiti o non avessero mai attecchito nel Paese.

Bisogna svecchiare il concetto di cultura, toglierlo dalla famigerata torre d’avorio in cui è stato relegato e renderlo più fresco, attuale e dinamico.

La cultura non è fatta per essere guardata da lontano. La cultura è fatta per essere vissuta.

 


Mattia Albani

Autore. Digital Content Editor, Scrittore, Sturm und Drang.
Aiuto aziende e privati a promuovere e migliorare la propria immagine sui social, creo contenuti per il web e scrivo. In pratica cazzeggio tutto il giorno davanti al PC. E di nascosto mi diverto a spiare l’ipocrisia e le pose da finti Gatsby di molti comunicatori digitali.

Related Articles

Crehate

Opinionismi fuori luogo e visioni fuori fuoco

Socialz